chi sono quei ragazzi?

chi sono i ragazzi che hanno molestato la ragazza di casoria? che volto avranno i prossimi che oltrepasseranno tale limite? che volto avrà la vittima? è difficile pescare nella testa le parole appropriate, darsi da fare come singoli, prima, che come comunità educante presuppone un pensiero.                                                                                            qual è oggi il pensiero che ha l’adulto nei confronti dell’infanzia e l’adolescenza? oltre ad essere piegato e ripiegato nella sua celletta di adultocentrico?

una certa sociologia da tempo sembra persa nei meandri della metodologia e della ricerca sociale a caccia di risultato.                                                                                                                                                           la psicologia nemmeno a parlarne con l’idea fissa dell’anafettività è perennemente in bilico tra: “meglio non dire…. forse sarebbe preferibile farglielo esplicitare, forse, sarebbe interessante osservarlo quando…”, magari a carnevale.

quante cose abbiamo nella testa? quante scritte sulla carne? quando è stato l’ultima volta che abbiamo cercato gli occhi di un ragazzo?

la scuola eterno conflitto tra procedure, strumenti e metodo.                                                                             da frenet, montessori, a mario lodi, tra un pon e un pof, passando per paulo freire e alexander neill… olé! chi ha segnato?

eppure, cesare moreno educatore, maestro, pedagogista continua a calzare soltanto sandali. non perché la scuola è brutta ma perché manca ancora l’ordinario. poiché manca una politica economica della scuola, della cultura e del tempo libero. oltretutto manca una visione paradigmatica concreta.                                                                             basta con le rappresentazioni. previsioni e proiezioni.

è arduo rintracciare in questo settore le cause o un possibile interlocutore istituzionale capace ed esperto, a trattare la materia suggerita dagli accadimenti, senza cadere a precipizio.

dicevo, chi sono quei ragazzi? di ragazzi ne ho conosciuti e tuttora li incontro nei laboratori che spesso diventano occasione irrinunciabili di conoscenza e di crescita, arrivano con i loro racconti tatuati sulla carne che brucia per stare, come per andare.                                                                                                 convivo con i loro corpi, le loro fragilità vestite da improperii, con le loro voci spacca udito per coprire chissà che cosa? non è solo voce.                                                                                                                                    ognuno esiste e co-esiste. con e oltre il quartiere, oltre una mamma che un attimo fa ha dovuto abbandonare i profumi di un’adolescenza precoce per diventare madre. oltre una storia mai qualunque.  chi sono quei ragazzi? siamo sicuri che la loro manifesta violenza è altro da noi? o siamo noi stessi ad essere oltre loro, così intrisi di un violento malessere che è uno dei mandanti invisibili del loro tempo.

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Un pensiero riguardo “chi sono quei ragazzi?”

  1. GOOd………………… hai la capacità di analizzare concetti complessi con una semplicità da fare invidia, anche se ti preferisco più come scrittore di racconti… con questo articolo hai spaccato, continua così.

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