chi sono quei ragazzi?

Chi sono i ragazzi che hanno molestato la ragazza di Casoria? Che volto avranno i prossimi che oltrepasseranno tale limite e soprattutto che volto avrà la vittima? E’ difficile pescare nella testa le parole appropriate, darsi da fare come singoli, prima, che come comunità presuppone un pensiero. Qual è oggi il pensiero che ha l’adulto nei confronti dell’infante – utilizzo tale lemma non a caso – oltre ad essere adultocentrico? Una certa sociologia da tempo sembra persa nei meandri della metodologia e della ricerca sociale con il risultato che ha  esautorato se stessa, la psicologia nemmeno a parlarne con l’idea fissa dell’anafettività è perennemente in bilico, tra meglio non dire….  forse sarebbe preferibile farglielo esplicitare o sarebbe interessante osservarlo, magari  a carnevale.  La scuola meglio lasciare stare.

Da anni svolgo la funzione di educatore in servizi alla persona in convenzione con il Comune di Napoli e la Regione Campania e non è questa la pagina per dire in che condizioni noi operatori sociali da anni versiamo, in termini di riconoscimento, di pianificazione, progettazione sociale e stipendi.

E’ arduo rintracciare in questo settore le colpe o un possibile interlocutore istituzionale atto a trattare con serietà, etica e conoscenza la materia della spesa sociale e ad impegnarsi nel portarla sui tavoli congrui come priorità assoluta di un settore che,  di fatto, è essenziale ma consustanzialmente ferito, esanime, scamazzato.

Dicevo, chi sono quei ragazzi? Di ragazzi ne ho conosciuti e tuttora mi onorano con la loro presenza nelle attività socio-educative, nei laboratori che spesso diventano spazi protetti dove narrano di sé, ognuno diverso, anche, se un comune denominatore attraversa i loro sguardi, le loro fragilità vestite da improperii, da un vociare spaccaudito per coprire chissà che cosa? Non è solo un modo di superare l’altro, ammantarlo, è qualcosa di molto più. Ognuno con la loro istanza muta, strillata, struppiata perché tatuata sulla pelle. Trapiantata spesso da un quartiere congestionante, da una mamma che un attimo fa ha dovuto abbandonare i profumi di un’adolescenza precoce per diventare mamma. Ognuno una storia mai qualunque.

Chi sono quei ragazzi? Siamo sicuri che la loro manifesta violenza è altro da noi? E che non sia, invece, una concausa fattuale della nostra inettitudine di adulti intrisi da un violento malessere?

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Un pensiero riguardo “chi sono quei ragazzi?”

  1. GOOd………………… hai la capacità di analizzare concetti complessi con una semplicità da fare invidia, anche se ti preferisco più come scrittore di racconti… con questo articolo hai spaccato, continua così.

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