vattene 2011

Vattene 2011 esci da me e da tutti noi, scappa non farti più trovare con quest’aria putrefatta che ha incatramato pure l’aria che respiriamo, vattene figlio di puttana tu e la crisi, lo spread e la manovra cresci italia; qui non cresce niente tranne il malessere e la percezione di sentirsi sempre di più un capitone senz’aria, senz’acqua sbattuto nella padella dal boia di turno. Vattene 2011 e dammi i miei soldi che aspetto da due anni da una politica che valuta i servizi rivolti all’infanzia e all’adolescenza meno di una bottiglia di berlucchi, meno di un pacchetto di sigarette comprato a forcella, meno di zero. Vattene non è una minaccia, non ho tempo né voglia ma spezza la tua coda colma di fiele che ha scudisciato abbastanza quest’anno: ogni esistenza, ogni possibile vagito di socialità, ogni (r)esistenza. Vattene 2011 e riportami i sorrisi a 32 denti di fratelli emigrati, riportami Valerio, Torcia, Rossella, Carla, Enzuccio, Rino, Mena e Checco ferryboat, fieri e contenti di restare nello stivale, soddisfatti perché riconosciuti per il loro talento, il loro agire. E’ solo un auspicio, lo so, un desiderio ma stasera allo spuntare della mezzanotte non farti trovare quando brinderò al tuo commiato, vattene un attimo prima. Amen.

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