la vicina siria

La Siria è vicina. Damasco è a tre passi da dove vivo, eppure il mondo si fa lontano da noi, si perde nelle chiacchiere del dopo cena. Imbrocca strade e sistemi che giustifica come se avesse bigiato scuola: siamo fuori la scuola di nostra vita, mentre il muezzin canta disperato per il sangue che stilla dalla sua-mia terra per mano di altri. Canta questo fratello da un minareto immaginario. Sospeso tra corpi esanimi e paura di non farcela. Canta, canta senza voce, il vento secco e ferroso lambisce ogni fibra, i suoi nervi sono corde di liuto dove arpeggia il suo incontenibile canto di dolore. Mentre la Russia si è ingurgitata strade e fagioli e con il suo culo moscio bombarda bambini, anziani, donne e uomini. E continua a mortificare la radice di questo popolo, cercando nel mutismo alleati, nel traffico putrefatto della storia di ieri: l’omertà di oggi. In queste situazioni i sentimenti si frastagliano, gli opposti si attraggono, le parole non servono ma attraverso di loro si può trovare un modo, per farsi rivolo o volano. Le parole sanno essere balsamiche o spigolose.

La lettera che segue è di Khaled Khalifa.

http://www.nazioneindiana.com/2012/02/09/lettera-aperta-agli-scrittori-di-tutto-il-mondo/

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