sassi

sassi. imperfetti, disseminati, acciottolati, di colore, peso e volume sempre diversi. sassi pestati o lanciati? sassi di mare sbattuti. consumati, continuamente vestiti da teli, asciugamani. nascosti sotto scarpe o sandali. pezzi di roccia incastonati, fanno corpo, gruppo per reggere il peso di solitudini. chissà per quale viaggio? sassi rimossi o gettati? non troveranno mai pace. schiacciati sotto l’ovale di pedalò a riposo, pressati sotto sedie a sdraio.

sassi. odiati, bestemmiati da chi ha le vene varicose o soffre di flebiti, poi cercati perché fanno bene alla circolazione. non gli stessi sassi che da piccoli mettevamo nelle buie marmitte di macchine, ostacolanti il passaggio di felicità. sassi di periferia un po’ come i sassi di matera. sassi che aiutano le ruote della bici a non scivolare a precipizio. sassi che incorniciano la grotta degli infreschi. sassi che duettano con i massi imperiosi della mente. sassi che osservati dalla torre dei caprioli a strapiombo sul mare luccicano come coccinelle. eppure sono sassi su sassi. che in questa notte ancora cilentana sognano di essere qualcos’altro, con il golfo di policastro che lambisce i sospiri ingenui.

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